queenseptienna: (Watchmen - Ozymandias)
Ho iniziato a scrivere il mio Survival Blog ad Agosto 2012 e ora, quasi tre mesi dopo, la mia avventura è giunta a termine come è giusto che sia.
Questo esperimento letterario ha dato vita a numerosi seguiti: con questo infatti sono partiti almeno nuovi 5 SB, che sono andati a rinforzare le file degli appassionati della Gialla, splendida creazione di Alex Girola.

Quello che avete fra le mani ora sarà a tutti gli effetti un romanzo breve (sono 80 cartelle), il secondo della stessa lunghezza che sia mai riuscita a finire da sola in vita mia, per cui trattatelo bene :D
E' stata un'esperienza felice e ricca di spunti. Non escludo di tornare a scrivere su questo argomento, magari con personaggi che non siano me e la mia famiglia, perché da questo punto di vista è stato abbastanza drammatico XD

Bene, ora che ho partorito il mio secondo figlio, ve lo affido. Fatemi sapere cosa ne pensate ;)



Titolo: Verbatim

Autore: Daniela Barisone

Editore: ST Books

Genere: Survival Blog, Horror

Tipologia: romanzo

Formato: ePub

Trama: La Gialla, malattia del prione di Lee-Chang ha colpito duramente la Terra, trasformando il 90% della popolazione in itterici affamati di sangue umano. Sfruttando le atmosfere del Survival Blog (ideato da Alex Girola), questo ebook è il diario di Daniela in un mondo fatto di orrore e sopravvivenza allo stato puro.

Potete scaricarlo da QUI.

queenseptienna: (Assassin's Creed - Simbolo)


07 Marzo 2016

Oggi è il mio compleanno ed è con questo post che concludo questo blog, che insieme ad altri sopravvissuti abbiamo deciso di chiamare Survival Blog.

È difficile vivere qui, ma come regalo ho deciso di scegliere la speranza.

Speranza di riuscire a vivere in un mondo migliore, di riuscire a risanare, almeno nel mio piccolo, il disastro creato dalla scelleratezza umana.

La neve si è sciolta e infine anche il ghiaccio. Non si vedono più Gialli da un sacco di tempo, questa zona ne è stata completamente epurata. Presto in città si organizzeranno squadre per setacciare i paesi vicini, con lo scopo di arrivare fino ad Alessandria, ma non ci aggregheremo. Le grandi città saranno ancora preda del delirio e vivere in pace in una piccola oasi è l’unica cosa che preme alla mia famiglia.

Anche Hush ha appena messo la parola fine al proprio Survival Blog e con piacere noto anche che anche gli amici con cui sono rimasta in contatto lo stanno facendo.

Vedo nei loro messaggi il desiderio di voltare pagina, di andare oltre a tutto questo.

Ce la possiamo fare.

Addio a tutti, lascio questo blog nella speranza di tornare a parlare di qualcosa di più felice della nostra lotta per la sopravvivenza.

Lascio qui, verbatim, parola per parola, la mia esperienza, nel caso potesse tornare utile a qualcuno.

Ciao.

Spengo il computer e mi tolgo gli occhiali, ho gli occhi stanchi. Scrivere queste parole di commiato è stato come dire addio a un vecchio amico.

Mi alzo e mi stiracchio, ma mi blocco quando sento un fucile sparare. Corro fuori e vedo il padre di Hush in cima alla barricata che carica un nuovo proiettile e lo raggiungo là sopra.

Sulla strada, sporchi e ciondolanti, affamati e prossimi alla morte ci sono loro, i Gialli.

Sorrido. Forse non è un addio.



Alcune note: questo è l'ultimo post del mio Survival Blog. Domani uscirà su ST-Books l'ebook gratuito che raccoglie tutte e dieci le puntate, farò comunque un post di aggiornamento per segnalarlo domani.
Vorrei ringraziare tutti coloro che hanno seguito, commentato e sostenuto questo mio SB, a partire da Alex Girola, il suo creatore. Ovviamente un grazie a Hell, Nick, Helldoom, Mr. Giobblin, Michele, Paolo, la Manu, Hush... insomma, a tutti quanti XD è stato bellissimo partecipare e forse scriverò ancora su questo argomento, che mi ha coinvolta e appassionata nel profondo per la sua bellezza.
Ciao a tutti!
queenseptienna: (GD Billie bianco)

12 Febbraio 2016

È passato parecchio tempo da quando ho scritto il mio ultimo post. Ammetto che abbiamo avuto parecchio da fare in queste settimane perché Hush e io siamo riusciti ad esplorare buona parte della città e raggiungere l’altra parte del fiume, all’ingresso dell’autostrada, un po’ perché abbiamo scoperto che non sono al Bennet di Belforte – dove c’è l’ingresso dell’A26 – c’è un gruppo di sopravvissuti che usa l’ipermercato come fortezza e un po’ anche perché con non poca sorpresa ci siamo resi conto che i Gialli stanno schiattando come mosche al sole.

Sarà che l’inverno è rigido da far paura e il ghiaccio ha preso il posto della neve, ma i bastardi itterici stanno crepando. Non so dalle altre parti, non mi interessa. Qui stiamo facendo pulizia.

Quelli di Belforte, come li ho chiamati, sono capitanati da Wanda, una delle boxiste del Bennet e mia ex collega. È stata molto stupita nel vedermi proprio lì, sapendo che ormai da anni vivevo a Milano e non è stato difficile stringere una sorta di alleanza con le persone che erano riuscite a rifugiarsi là dentro.

Ripulire le strade è ormai diventato l’obiettivo primario per poter ripristinare in parte questa città e anche Davide si è unito a noi nelle squadre formate per entrare in ogni casa e in ogni merdoso buco per ripulire dai Gialli questo posto.

Sono stata piuttosto meravigliata nello scoprire che i sopravvissuti sono quasi cinquecento, anime silenziose che per anni ci hanno osservati nascosti nelle loro case, circondati da infetti del Lee-Chang.

La città si avvia a una lenta rimessa in piedi, una piccola fortezza di difesa contro l’esterno, perché non sono così stupida da credere che dalle altre parti qualcosa stia migliorando. È anche la ragione perché non vogliamo abbandonare la nostra casa sui bricchi per unirci agli altri.

«Dobbiamo sempre avere una via di fuga» mi spiega un giorno Hush, mentre siamo al fiume a pescare. «Aiutare gli altri va bene, ma non dobbiamo lasciare quello che abbiamo costruito qui, perché ci ha salvato la vita e non sappiamo come andrà più avanti.»

Gli credo, anche se ho il disperato bisogno di attaccarmi a qualcosa e sperare che la situazione possa migliorare, ma so che da altre parti non tutti sono fortunati come noi.

Noi continuiamo con le nostre razzie nei paesi vicini, anche alla ricerca di sopravvissuti. Non facciamo cose stupide come lasciare messaggi affissi in giro, se qualche Giallo fosse abbastanza in forma riuscirebbe a leggere e allora sarebbe stato un lavoro vano.

Facciamo quello che possiamo per contribuire alla comunità e allo stesso tempo rimanerne fuori. Wanda ci capisce e approva la nostra decisione, ma purtroppo altre persone non sono riuscite ad avere un posto organizzato efficacemente come il nostro.

Da parte mia approvo il fatto che, nonostante l’inverno rigidissimo, i sopravvissuti si stiano organizzando. Non penso che ci sarà una nuova Estate Gialla da queste parti, ma non posso dire di altre zone.

Mi limito a sperare.


queenseptienna: (GD BJ me ne fotto!)


05 gennaio 2016

Oggi siamo riusciti a eliminare tutti i Gialli in zona. Come avevo previsto, Hush e Davide non avevano fatto il giro lungo per tornare a casa e i pochi infetti in grado di tenersi in piedi li hanno seguiti e hanno scoperto dove siamo nascosti.

Incredibilmente sono stati i nostri padri a prendere letteralmente la situazione in mano e infilarsi nei boschi per fare fuori tutti quelli rimasti.

Ce li hanno descritti come esseri ombre di loro stessi, arrivati lì più per istinto di sopravvivenza che altro. Il colore itterico quasi scomparso dai loro volti, sostituito dal pallore grigiastro di chi era prossimo a tirare le cuoia.

Li hanno ammazzati tutti senza troppi problemi e la valle è di nuovo tornata deserta.

Mi sistemo la sciarpa intorno al collo e il fiato si congela mentre respiro. Sto male al pensiero di farmi una sgambettata in bicicletta con questo tempo gelido, ma il cielo è terso ed è così azzurro da farmi credere che prima o poi tutto questo finirà. Con la mente ritorno a quando ero piccola e costruivo proprio qui i miei primi pupazzi di neve… ora le uniche cose che costruisco sono trappole per animali e per Gialli.

«Ci sei?» Hush è già in sella, sulle spalle ha appesa la custodia per un lungo coltello da caccia e ne ha altri nascosti praticamente ovunque. Ripenso a quando è scoppiato il casino e tutti pensavano che trovare munizioni fosse facile come nei videogiochi, per poi morire come mosche per strada.

Chi è che diceva che i videogiochi facessero male alla salute? Beh, aveva ragione, dopotutto.

«Sì, andiamo» dico e saluto mia madre angosciata dietro il cancello. Non si è ancora ripresa dallo spavento di Capodanno e posso comprendere il suo timore di vedermi uscire. Fortuna che non le ho mai raccontato di come ho mozzato la testa allo zio.

Inforchiamo le nostre bici e in un attimo sfrecciamo sul ghiaccio. Non nevica più da un paio di giorni ed è tutto ghiacciato. Sembra una cosa impossibile, ma le nostre mountain bike, unite all’esperienza che abbiamo maturato in questi anni, ci fa stare miracolosamente dritti.

Lo scopo della giornata è ovviamente cercare nuove provviste ed è inutile dire che ripuliremo la strada dai Gialli fino in città, per essere sicuro che ogni singolo focolaio sia spento e la nostra strada sicura.

Così scendiamo a valle e ogni tanto ci fermiamo per accerchiare e accoltellare qualche Giallo rachitico imbambolato dal gelo di questi giorni.

Sono otto i bastardi che cadono oggi sotto i nostri colpi, otto figli di puttana malati del Lee-Chang che una volta non erano altro che persone come me. Quando passavo il tempo a scrivere racconti horror riflettevo molto sui risvolti sociologici di una eventuale apocalisse, come se in fondo i mostri siano stati prima umani.

Con assoluta certezza oggi posso dire che non me ne frega un assoluto cazzo di cosa erano prima e l’unica cosa che mi interessa è farne fuori il più possibile per non diventare come loro. Sopporto di guardare il loro sangue schizzare per metri sulla neve bianca mentre gli pianto la lama in gola e sto ben attenta che nemmeno una goccia mi tocchi per sbaglio.

Una volta giunti in nel primo paese recuperiamo il Ducato su cui avevamo dipinto il simbolo dell’Hydra. Nel retro Hush ha trovato un pannello che la prima volta ci era sfuggito e da lì peschiamo le catene, che mettiamo alle ruote.

Andare così è tutta un’altra storia e questa volta potremo affrontare il supermercato.

Riusciamo ad arrivare alla rotatoria in cui ci eravamo impantanati e in qualche modo ci facciamo strada nella poltiglia di neve fino al Bennet, che grazie al cielo è al limitare del paese e non dobbiamo addentrarci troppo all’interno della città. Farlo in due sarebbe solo pura follia.

Per strada non c’è anima viva. Nemmeno i Gialli sono in giro alla disperata ricerca di cibo, il silenzio è opprimente e ringraziamo il motore silenzioso del furgone che a quanto pare non attira troppo l’attenzione. Non ci eravamo mai spinti fino a qui e non appena arriviamo nel grosso parcheggio mi rendo conto che starsene a casa sarebbe stata un’opzione migliore.

Hush ferma il mezzo e saltiamo a terra, entrambi inorriditi dallo spettacolo che ci troviamo davanti: le serrande del Bennet sono saldamente chiuse e davanti all’ingresso c’è letteralmente una pila di corpi in putrefazione. Sono talmente vecchi da farmi pensare che l’assalto a quel posto sia avvenuto parecchio tempo prima e siano in parecchi ad aver perso la vita per un tozzo di pane. Tra loro non ci sono distinzioni: normali e Gialli… tutti morti per il cibo.

La pena che provo dura solo pochi istanti, perché poi devo pensare a come riuscire a entrare lì dentro. Faccio cenno a Hush di risalire sul Ducato e piano piano aggiriamo il piccolo edificio e ci troviamo davanti al cancello di scarico merci. È chiuso a chiave, ma è piegato dai colpi di alcune macchine che hanno cercato di sfondarlo senza successo.

Hush scende e tira fuori da una tasca il suo set di grimaldelli, ricordo del liceo in cui faceva pratica da piccolo scassinatore in erba. «La serratura è tutta storta, non so se riuscirò ad aprirla.»

«Devi farcela, è l’unico posto da cui possiamo entrare, a meno che…» mi interrompo. Una piccola porta bianca sulla strada attira la mia attenzione. Il cartello blu con la scritta bianca “Ingresso dipendenti” indica una nuova via da cui passare. Non è un accesso diretto al magazzino, ma sempre meglio di niente. Il mio ragazzo si avvicina e studia la serratura e con pochi rapidi colpetti l’ha scassinata.

I cardini cigolano con un gemito che mi sembra troppo forte, spero che nessuno abbia sentito. Entriamo dentro con le torce accese e subito Hush si avvicina al generatore di emergenza che tutti i Bennet hanno in questo punto specifico – aver dato il sangue per anni in un posto come questo alla fine è pur servito a qualcosa – e lo accende. Un attimo dopo il corridoio si illumina e siamo pronti per l’esplorazione.

Gli spogliatoi sembrano essere stati abbandonati il giorno prima e nonostante l’odore di umanità, ci prendiamo la briga di controllare se c’è qualcosa di utile al loro interno. Carichiamo il tutto sul furgone prima di entrare effettivamente nel market.

Una valanga di ricordi mi investe all’improvviso. Non ho mai lavorato in questo punto vendita, che è più piccolo e decisamente più vecchio del mio precedente posto di lavoro, ma mi sembra di essere tornata ad anni fa, quando alle sei del mattino timbravo il cartellino per iniziare il turno di lavoro.

Do un’occhiata veloce dentro il box informazioni solo per vedere una ragazza con il camice da cassiera riversa a terra, morta. È una Gialla.

«Non mi piace» mormora Hush, vicino a me. Concordo con lui, anche perché il resto del supermercato è deserto. Forse è stata morsa durante l’attacco ed è riuscita a chiudersi dentro prima di morire?

Non lo sappiamo.

Proseguiamo il giro e arraffiamo quanta più roba possibile. Il fetore all’interno del negozio è devastante, per via dei prodotti freschi, come i latticini e la carne, che sono marciti negli anni. A terra troviamo altri Gialli morti e nessuna traccia di chi li abbia fatti fuori.

Il bottino che riusciamo a fare è molto magro, poiché è palese che il posto è già stato razziato da qualcuno in precedenza, ma chi? Non riusciamo a darci risposta e recuperiamo prodotti come farina, zucchero e sale. A casa faremo la cernita di ciò che è buono o meno.

Quando usciamo Hush si cura di richiudere la porta esattamente come era prima. Non so per quale ragione lo fa, una volta sul Ducato mi spiega che in caso di bisogno quel posto avrebbe potuto essere utilizzabile.

Concordo con lui e ci avviamo verso casa, curandoci di fare un giro estremamente lungo.



queenseptienna: (Assassins' Creed - Ezio)


31 dicembre 2015

Oggi è Capodanno. Non è una festa che abbia mai particolarmente gradito in precedenza, sono una persona noiosa che va a dormire presto, soprattutto da quando è iniziato tutto il casino.

Mi rendo conto di come una volta il tempo fosse determinato dagli orari lavorativi, dalla socialità, dagli eventi. Ora che siamo tornati a vivere in uno stato pressoché medievale, il tempo è scandito dalla luce. All’alba ci alziamo e lavoriamo approfittando della prima luce, il pomeriggio idem. Non appena diventa buio ceniamo e poi andiamo a dormire.

Sono anni che non porto più un orologio e le pile degli altri hanno smesso in fretta di funzionare. Il risultato è di non sapere mai che ora è.

Oggi mi sono venute le mie cose. E solo a dirlo so che fa schifo, ma il dolore è atroce, i crampi quasi impossibili da sopportare. L’umore poi è nero, così tutti mi stanno alla larga. Sto così male che potrei uscire di casa e affrontare un’orda di Gialli in pieno berserk. Per ora mi limito a rintanarmi sotto il piumone.

È sera inoltrata quando mi risveglio e sento mia madre urlare. Alzo la testa di scatto dal cuscino e ci infilo una mano sotto, afferrando il coltello che tengo sotto in caso di necessità e balzo giù dal letto. Scendo le scale e arrivo in cortile, vedendo che tutti sono vicino al cancello. Là in mezzo mia madre piagnucola e il gelo mi pervade.

Scosto i parenti e le vado vicino, controllandola, ma apparentemente non ha nulla che non va. «Che è successo?»

I grugniti fuori dal cancello mi rispondono al posto suo.

Gialli.

A quanto pare sono venuti a festeggiare l’anno nuovo.

«Stai bene?» chiedo a mia madre, che annuisce. «Ti hanno morso?»

«No» risponde, tirando su col naso. «Ho aperto lo sportello per controllare… avevo sentito un rumore… e ne ho visto uno.»

Stringo il coltello che ho in mano. Come cazzo hanno fatto quei bastardi merdosi ad arrivare fino a qua? Alzo la testa verso Hush e mio fratello, che si guardano in cagnesco e allora capisco perché è accaduto. «Non avete fatto il giro lungo, vero

Bang.

Uno sparo.

Sobbalzo per lo spavento e mia madre squittisce rifugiandosi tra le mie braccia. Alzo la testa e vedo il padre di Hush che da sopra la barricata spara a quello che sembra essere l’unico Giallo presente. «Talmente messo male da fare quasi pena» è l’unico commento che fa quando scende giù con un salto e si liscia i baffi grigi.

«Eravamo senza benzina» borbotta mio fratello, fornendo una fugace spiegazione e dandosela a gambe prima che gli pianti il coltello nella schiena. Stringo i denti e taccio, conscia che in questo momento urlerei e basta, attirando l’attenzione di chissà quanti Gialli, per quanto malandati, abbiano seguito quello che ora è cadavere nella neve al di là della porta.

L’unica cosa che penso, mentre accompagno mia madre dentro ed evito un rischio di ipotermia a entrambe, è che fanculo, io tutta questa merda non la volevo.

queenseptienna: (Star Wars - Storm Trooper)



28 dicembre 2015

Ho passato i giorni dopo natale – o post omicidio, come lo chiamo io – a evitare qualunque contatto. Anche quello di Hush, nonostante sia l’unico che può capirmi. In casa non abbiamo detto niente, solo che abbiamo trovato lo zio morto per il freddo in casa.

Ho già ucciso in precedenza, ormai lo sapete, ma erano Gialli, non… non persone. Il fatto che lo zio si fosse infettato col sangue della zia non rende meno disumano quello che ho fatto.

Ho tagliato la testa a una persona.

Quando lavoravo al Bennet mi capitava di dover tagliare la testa alle anguille vive per i clienti. Ho sempre sorriso mentre lo facevo. Dopo andavo  vomitare.

Così adesso passo il tempo sul web, dove ho scoperto altri blog di sopravvissuti. Michele e Paolo sono dall’altra parte dell’Italia rispetto a me, ma almeno se la stanno cavando. La Manu invece impreca contro l’universo, ma è quello che sto facendo io, seppur solo mentalmente. Poi c’è un’altra ragazza verso Genova che sta risalendo verso Aosta, ma non ho più sue notizie aggiornate, così mi limito a leggere i blog delle persone che so vive.

Anche Hush ha ceduto alla tentazione di tenere un diario online di quello che fa1 e la cosa mi rassicura un po’, almeno so che nel suo solito modo silenzioso si sfoga.

Insomma, faccio passare in sordina la mia tragedia interiore per dare messaggi di supporto agli altri sopravvissuti. Spesso non so cosa dire, non so cosa commentare. Lascio messaggi utili e cerco di dare quante più informazioni in mio possesso. Aiutare è anche questo.

Decido di fare una cosa che non faccio da tempo e vado su Scrittevolmente, il mio vecchio blog letterario, provando un brivido freddo quando vedo la data dell’ultimo post.

Risale a circa sette mesi fa. Chiudo immediatamente la pagina. Noi e la nostra mania di programmare recensioni a lungo termine. Una volta siamo arrivati ad avere centoventi recensione programmate. Centoventi giorni coperti minuziosamente nonostante nel mondo si stesse consumando la tragedia. Il blog era regolarmente aggiornato, nonostante l’inferno fosse sceso sulla terra, a prescindere dai Gialli che ci ammazzavano. L’ultimo di quei centoventi post è quello che ho appena chiuso.

Sospiro e mi perdo a lasciare qualche altro commento quando una folata di vento mi investe e Hush e Davide entrano in casa, hanno le spalle coperte da una spolverata di neve fresca.

Siccome non me la sono sentita di uscire in questi giorni, fingendo un dolore inesistente, è stato Davide ad accompagnare Hush fino in paese, dove hanno fatto incetta di medicinali per tutti in una farmacia defilata.

Mio fratello mi racconta con tranquillità di aver fatto fuori un paio di Gialli mentre tornavano e che erano così rattrappiti dal freddo e affamati che era quasi bastata una spinta per buttarli a terra.

Annuisco con un mezzo sorriso, ringraziando il cielo di potermene stare ancora una settimana chiusa qua dentro. Non è esattamente una cosa carina da dire, ma sono prossima al mestruo e l’ultima cosa che voglio è avventurarmi a caccia di provviste con un grosso cartello luminoso sulla testa che indicasse Ehi, sto sanguinando, venite a mangiare!

No, grazie. Ho già fatto l’errore una delle prime volte e siamo finiti inseguiti da una decina di Gialli merdosi in paese e siamo riusciti a salvarci solo saltando su una macchina e scappando via.

Hush poi aveva avuto un’intuizione e non aveva guidato immediatamente verso casa, ma aveva fatto un giro larghissimo che aveva impedito ai Gialli più furbi di capire dove ci nascondevamo.

Questi figli di puttana non sono zombie, sono vivi e intelligenti, l’ho già detto, vero?

Spero solo che questo inverno ne ammazzi buona parte, almeno in queste zone.

1 Hush tiene davvero un blog, ma le sue avventure narrano una storia totalmente diversa da quella presente in questo Survival Blog.

queenseptienna: (Hunger Games - Haymitch)
Avevo già annunciato che avrei fatto un ebook finale del mio Survival Blog, così come avevo promesso che avrei mostrato in anteprima la copertina di tale ebook.

Eccola qui, in tutta la sua gloria. Verbatim (avverbio latino che significa "testualmente", "parola per parola") sarà il titolo finale dell'opera e verrà pubblicato aggratis su ST-Books, insieme a parte della mia produzione.

Fatemi sapere cosa ne pensate e se la trovate appropriata :D





queenseptienna: (Assassins' Creed - Ezio)


25 dicembre 2015

Natale è arrivato in fretta ed è più triste del solito. C’è qualcosa di curiosamente infelice nel sapere di essere in questa situazione. Non è per lo spirito natalizio – onestamente, qui nessuno di noi ha mai fatto sentitamente un preghiera da che ho memoria e il presepe si è sempre fatto per il puro gusto di comprare le statuine nuove ogni anno – ma forse per tutto quello che c’è di contorno.

Manca tutto.

Manca il sapere di poter uscire dopo l’infinito pranzo natalizio coi parenti. Mancano i parenti.

Hush non è venuto a mangiare. È rimasto in camera al piano di sopra, steso sul letto a fissare ostinatamente il soffitto. Non si hanno più notizie dei suoi fratelli da mesi e io mi sento in colpa perché il mio invece è vivo e vegeto, qui vicino a me.

Mia madre ha preparato una torta salata di patate. Le patate sono davvero l’unica cosa che non manca mai in questo posto. C’è un vecchietto, risalendo la montagna, vicino a dove siamo andati a razziare tempo fa, un nostro parente, che è ancora sopravvissuto e coltiva imperterrito le sue verdure. Un giorno ha voluto offrircele, ma mio padre ha cortesemente rifiutato. Ha imparato in fretta che è meglio evitare di farsi regalare qualcosa, soprattutto da un tizio sospetto.

So che non dovrei dirlo, che è uno zio anziano, ma onestamente non ci fidiamo. Quest’uomo una volta aveva due sorella: una è morta anni fa, molto prima della Gialla, la seconda invece… non se ne sa nulla da tempo.

Mia madre tira fuori il discorso e mio fratello insiste per saperne di più, alla fine papà ammette che quel suo parente non gli ha mai detto se la sorella – che lui ha passato la vita a curare – fosse viva o morta.

Dopo il pranzo natalizio Hush è finalmente sceso dal letto e si è presentato armato di tutto punto. Deve aver sentito i nostri discorsi e negli occhi ha la luce omicida che a quanto pare solo io ho imparato a riconoscere. «Dove vai?»

«A trovare lo zio.» mi risponde. È secco, aspro. Forse ha pianto. «Vieni con me?»

È ovvio che vado con lui. Anche se ormai ha memorizzato le strade come me, essere da soli è improponibile. «Mi vesto.»

Mamma mi rivolge uno sguardo colpevole, probabilmente se fosse stata zitta sarebbe stato meglio. Sono d’accordo con lei, per una volta, ma in fondo non è importante. Il padre del mio fidanzato stira le labbra, la moglie fa lo stesso. Improvvisamente l’atmosfera è diventata tesa e io corro a vestirmi per non stare nella stanza.

Mi metto la giacca pesante ed infilo degli stivaletti da neve neri, eredità di una vita precedente in questi luoghi. Non sono come i moon boot, sono come stivali imbottiti, comodi, caldi e soprattutto mi permettono di correre.

Hush mi sta aspettando fuori. Si è acceso la pipa e le boccate di fumo si confondono con quelle del suo respiro. Non si fa la barba da tre giorni ed è ispido. «Pronta?»

Gli mostro la mia arma, il coltello lungo. «Sì.»

Lui posa la pipa sulla finestra e si avvicina al cancello. Sale sulla scaletta che è stata costruita sul muro, per permetterci di salire e osservare la situazione dall’alto senza troppi rischi. «Libero.»

Apro velocemente il cancello mentre lui fa un balzo a terra e mi segue. Alle nostre spalle mio fratello esce di casa e ci viene a chiudere dietro il cancello. Ci guarda e mi dà un bacio veloce. «Fate in fretta e portatemi una vanga se ci riuscite.»

«Ok.» gli rispondo. Gli servono nuovi attrezzi e se non pesano troppo potrei portarne di più, sempre che la situazione sia regolare, si intende.

Il cancello si chiude alle nostre spalle con un tonfo sordo e iniziamo il lento cammino verso la casa dello zio. La strada è lunga, faticosa e a mio avviso siamo partiti troppo tardi - dovendo coprire certe distanze a piedi o in bici, è sempre meglio partire all’alba – ho timore che il buio del pomeriggio ci colga troppo presto, anche se sono solo le quattordici.

Durante il tragitto non parliamo molto. Già prima di tutto questo le nostre comunicazioni sono sempre state ridotte al minimo – dopotutto lui si fa chiamare Hush, silenzio – e non è una buona idea aprire la bocca quando si è fuori, però dentro di me sento l’impellente bisogno di sfogarmi e urlare.

Ovviamente non lo faccio.

Una volta giunti alla casa dello zio, lo vediamo spalare la neve di fronte all’uscio di casa. Quando ci vede diventa immediatamente guardingo, ma una volta che ci ha riconosciuto alza timidamente il braccio nella parodia di un cenno di saluto.

Non sono mai stata una pronipote presente, a malapena so come si chiami quell’uomo e l’unica cosa che mi preme è sapere che sia tutto a posto.

«Ciao.» ci saluta, una volta che siamo abbastanza vicini. «Che ci fate in giro oggi? È Natale.»

«Facciamo una passeggiata.» rispondo.

Non sono mai stata un’abile bugiarda e questa scusa è patetica e falsa come una banconota da undici euro. Lo zio si irrigidisce, ma continua a sorridere, così gioco la mia ultima carta. «Ti ricordi di Davide, mio fratello? Ha bisogno di una vanga nuova… ne hai una che ti avanza?»

L’uomo si tranquillizza e annuisce, facendomi cenno di seguirlo fino al capanno aperto dei suoi attrezzi e io lo seguo, so che non c’è pericolo. Nel frattempo vedo Hush puntare qualcosa e seguirlo all’interno della casa, ma non faccio in tempo a capire cosa.

«Ce l’hai anche un’accetta?» domando. «Credo che papà domani spacchi la legna, ma ormai la nostra non taglia più.»

«Ti posso dare la mia vecchia.» mormora. Cerca fra i vari attrezzi sparsi sul bancone e mi allunga quello che gli ho chiesto, un’accetta artigianale leggera e tagliente. «L’ho affilata giusto ieri, sta attenta a non tagliarti.»

«Zio, ma non avevi un cane?» esclamo con noncuranza, mentre lui sta scegliendo quale badile prestare a mio fratello. Non so bene perché ho posta questa domanda. Da una parte è per puro sollievo, io provo un’atavica paura verso i cani e non ho mai sopportato quel botolo che teneva alla catena. Dall’altra è qualcosa che ho dentro che non so spiegare.

Di nuovo lui si irrigidisce e diventa guardingo e nervoso. «Morto. È morto di fame all’inizio del mese. Non vado a caccia e non… non potevo dargli da mangiare.»

Balbetta.

Suda. E fanno 3°.

Da dentro la casa proviene un urlo e non è di Hush.

«No!» urla lo zio e mi scansa con una manata, spingendomi contro la parete di legno del capanno per correre dentro la sua abitazione.

A quanto pare abbiamo trovato la sorella scomparsa.

Rincorro lo zio dentro casa e salgo le scale fino ad arrivare a una porta spalancata. Hush è in piedi che sta estraendo un coltellaccio preso probabilmente in cucina – furbo, così non ha sporcato il suo – dalla gola gorgogliante della zia.

Peccato che la zia sia più Gialla di un limone maturo.

Ai piedi del letto c’è il cadavere smembrato di fresco del cane, probabilmente nemmeno toccato dalla donna poiché non umano e di conseguenza privo di interesse.

La donna, affetta da una sindrome di cui non ricordo il nome, è legata saldamente al letto, immersa nei propri bisogni corporali fino alle ascelle. La puzza di putrido e marcescenza in questa camera sfiora il tossico. Mi porto una mano alla bocca.

È un momento in cui tutto è congelato, in cui lo zio è indeciso se scagliarsi contro Hush per aver ucciso la sorella, o gettarsi sul cadavere della stessa per piangerlo. Alla fine sceglie quest’ultima opzione, è così che si è dichiarato a morte.

Non faccio in tempo ad afferrarlo per la giacca che subito è sul corpo della donna, macchiandosi del suo sangue.

È infetto.

E nemmeno se ne rende conto, perso com’è nel suo dolore.

Lo capisco, so come si sente, mi rendo conto che probabilmente avremmo dovuto farci i cazzi nostri e starcene a casa, ma a mente fredda mi ripeto che abbiamo solo eliminato un focolaio.

Continuo a ripetermelo mentre mi accorgo che fra le dita stringo ancora l’accetta che mi ha dato poc’anzi. Continuo a ripetermelo mentre alzo le braccia e un secondo dopo la sua testa rotola via sul pavimento.

Ho ucciso un uomo.

Un uomo infetto, ci tiene a precisare il mio fidanzato, mentre mi prende per mano e torniamo a casa con due badili e una zappa.

Hai ucciso un Giallo.






NOTE: Con questo post ho ufficialmente iniziato a raccogliere tutto il mio materiale nell'ebook che avevo promesso all'inizio di questa avventura.
La copertina è ovviamente già pronta e se me lo chiedete e siete tanto carini potrei mostrarvela in anteprima... :P
queenseptienna: (Jonh Doe)


21 dicembre 2015

Si avvicina Natale, usanza ormai totalmente caduta in disuso anche se ogni anno ci sforziamo di rendere la cosa meno evidente. Festeggiamo comunque, anche se non c'è nulla di religioso nei nostri gesti (mai ci è stato e mai ci sarà). Ancora quattro giorni e mamma ci metterà nel piatto porzioni doppie, ci scambieremo regalini di fortuna e soprattutto ringrazieremo di essere vivi.
Oggi io e Hush abbiamo deciso di spingerci più in là in città e il nervosismo è palpabile. Non abbiamo detto niente agli altri, ma sanno che abbiamo saccheggiato ogni casa negli ultimi anni e si è fatto necessario trovare più provviste per affrontare il resto dell'inverno. Siamo andati via oggi proprio perché ha smesso di nevicare e ci sono meno probabilità di Gialli sopravvissuti in giro per le strade.
Scendiamo la montagna con le nostre mountan bike, alla fine della strada nella frazione a valle - accuratamente ripulita dagli infetti durante il nostro secondo anno di permanenza - ad aspettarci c'è un furgone bianco, un Ducato. Lo abbiamo trovato in un garage poco distante, probabilmente appartenuto al vecchio cantoniere, e Hush mi ha fatto notare quanto fosse un mezzo più adatto e resistente (e forse meno rumoroso) dell'Ape che mi ostinavo a voler usare durante le nostre incursioni. Ci abbiamo dipinto il simbolo dell'Hydra su una fiancata, un po' perché ci ricordava qualcosa legato ai fumetti che amavamo, un po' anche per riconoscerlo a distanza. O forse erano solo tentativi di aggrapparsi a qualcosa della vecchia vita.
Una volta caricate le bici dentro il furgone, saliamo e proseguiamo lungo la strada, con estrema cautela. Lo strato di neve ghiacciata è spesso e senza personale del comune che pulisce le strade è molto difficoltoso avanzare. Serviranno diversi viaggi per riportare a casa quello che raccoglieremo, ma è una fatica necessaria: non possiamo tenere pulita la strada che sale sulla montagna, è la nostra barriera naturale contro i Gialli.
Il nostro obiettivo di oggi è il Bennet in città, nonostante sia passato molto tempo, non ci siamo mai avventurati fino a lì. In realtà ci sarebbe un secondo Bennet poco distante, a meno di due chilometri, ma per arrivarci bisognerebbe oltrepassare il fiume, oltre al fatto che è praticamente una fortezza. Non siamo mai andati così distante, tutto ciò di cui abbiamo avuto bisogno lo abbiamo sempre reperito in maniera centrica prima vicino e poi allontanandoci piano piano, anche perché io là ci lavoravo una volta e l'idea di trovarci i miei ex colleghi in versione Giallo mi procura sempre un sottile stato di ansia.
Il primo Bennet quindi ci sembra una scelta più apprezzabile, ma subito capiamo che il nostro mezzo non può aiutarci più di tanto. Siamo bloccati nella neve che ormai si è accumulata davanti al muso del Ducato e immediatamente mi do della deficiente perché non avevo pensato che senza qualcuno che pulisse le strade non avremmo potuto circolare.
"Dovevamo prendere un cazzo di trattore." ringhia Hush. "Dobbiamo tornare indietro."
Il problema è che fare manovra è impossibile. Siamo bloccati nel mezzo di una rotatoria, siamo vicini al nostro obiettivo e troppo distanti da casa per rifarci tutta la strada in mountain bike.
All'improvviso qualcosa attira la mia attenzione. Un movimento lento, quasi ciondolante. "C'è qualcuno."
Hush alza la testa di scatto e guarda nella mia direzione. "Un Giallo. Uno solo, per fortuna."
"Dovremmo ucciderlo." propongo.
Lui scuote la testa e mi fa cenno con il mento. "Non credo che nemmeno sappia che siamo qui."
In effetti non ha tutti i torti. Nonostante il motore acceso sia un rumore abbastanza forte da richiamare l'attenzione nel silenzio totale, il Giallo arranca nella neve come se non ci vedesse. Indossa abiti leggeri e ha le labbra viola, prossimo all'assideramento. Non importa quanto possa nutrirsi, se non trova un posto riscaldato entro breve, è destinato a crepare.
Mi perdo nei miei pensieri fino a che Hush non riesce a girare il dannato furgone e rimetterlo sulla strada del ritorno. Nel frattempo il Giallo ha ciondolato proprio sulla nostra traiettoria, dove la neve è schiacciata dal passaggio del Ducato. Hush ingrana la prima e accelera con calma. Con tutta la tranquillità del mondo avanza, il muso del furgone si appoggia contro il Giallo che ancora ci ignora e quasi al rallentatore lo vedo sparire sotto le ruote. Nessun impatto violento, nessuno schizzo di sangue. Solo il lieve sobbalzare delle ruote sul corpo schiacciato e davanti a noi la strada del ritorno.



queenseptienna: (GD suicide)



16 dicembre 2015

Piove.
Non sarebbe un grosso problema, se non avesse iniziato a tuonare.
Ho paura dei tuoni.
Mi arriccio su me stessa, allungando un braccio verso Hush, che dorme a fianco a me, sul divano. Lui si gira, mi abbraccia e dice che non è niente, che andrà tutto bene. Io annuisco, ma ho perso il sonno, così mi ritrovo a fissare il vuoto e a pensre. Lunghe e infinite elucubrazioni mentali che in questo tempo mi hanno reso paranoica, ma che ci ha fatto salvare il culo.
Penso che se piove non si sentono i passi e i rumori dei Gialli. Penso che potrebbero accerchiarci, magari entrare in casa e fare fuori noi per primi perché presidiamo il piano terra, a causa della pioggia. L'acqua potrebbe sciogliere la neve.
Inizio a tremare, poi il cervello inizia a combattere contro la mia emotività a suon di logica: c'è un'unica strada per arrivare qui, risalire il bosco con questo freddo è impensabile. Inoltre ricordati Daniela, hai scelto questo posto perché è quasi disabitato.
Te lo ricordi?
Sì, me lo ricordo.
Inspiro. Espiro.
Mi concentro sulla mano di Hush e finalmente mi riaddormento.
Sogno lo Slenderman, come nell'incubo ricorrente che avevo da bambina rapisce me e la mia famiglia e ci porta giù in cantina. La sua faccia è gialla.


Oggi è una giornata fiacca. Piove e non voglio uscire. Mi dà ansia il pensiero di farmi bagnare dalla piogga e quindi di ammalarmi. Metto tiro i piedi in avanti verso la stufa, anche se siamo a settembre fa freddo e in questa giornata uggiosa sembra esserlo ancora di più. Penso a Davide, mio fratello, che oggi è fuori nel prato sopra la casa, perfettamente al sicuro nella recinzione che ha tirato su intorno alla nostra abitazione. Lui prima faceva il giardiniere ed è il responsabile di quello che mangiamo qui, coltivato dalle sue stesse mani. Nei mesi scorsi ha iniziato a montare delle serre, dice che quest'inverno non se ne parla di andare a caccia e gli do ragione.
Nevicherà tantissimo nei prossimi giorni e il padre di Hush ha ammazzato un Giallo nel bosco, al posto del cinghiale che sperava di prendere. Era una signora giovane, probabilmente proveniente dalla città, era tutto meno che pericolosa visto che era quasi morta per terra. Alla fine il cinghiale lo ha preso ugualmente, proprio mentre tornava a casa in fretta e furia, ma se ce ne fossero stati altri?
Lo capiscono perchè ho il terrore che escano da qui? Perché mi angoscia il pensiero di oltrepassare il cancello?
"A cosa pensi?" mi chiede Hush. non mi sta guardando, è totalmente immerso nel suo videogioco. A volte lo invidio, il volersi comunque svagare nei momenti calmi, con un bel pc portatile che abbiamo recuperato in una delle nostre sortite. Credo giochi a qualcosa su Star Wars, uno degli ultimi titoli usciti nel 2012.
"Penso che mi sento angosciata." rispondo con un filo di voce.
Lui sbuffa, l'ho irritato. "Smettila. Lo sai bene che qui siamo al sicuro. Smettila di pensare agli altri e torna a essere la stronza egoista che mi piace."
Mi viene da ridere. Lo so che mi sta prendendo in giro, sarà sicuramente stronza, ma l'ultima cosa che si può dire di me è che sia egoista. "Scusa."
"Non mi piace quando ti scusi." Mette in pausa il gioco e si gira verso di me, l'espressione grave. "Hai convinto tutti a venire in un posto che detesti solo per tenerli salvi. Sei la prima che si offre per uscire a cercare roba e non vuoi che loro lo facciano. Hai già abbastanza di cui preoccuparti, sono adulti, non stupidi. Tienili qua dentro e se la caveranno. L'inverno è è praticamente a pieno regime ed entro fine settimana nevicherà ancora. Domani tutta quest'acqua sarà ghiacciata. Quanti Gialli di merda vuoi che siano rimasti ormai in questa zona?"
"Tuo padre..."
"Mio padre l'altro giorno ne ha ammazzato una, è vero, ma quanto si è spinto a valle? Era praticamente quasi in città! Inoltre non vediamo Gialli anziani da più di un anno e mezzo, la decimazione di quelli più giovani è prossima, non resisteranno a un'altra nevicata." mi snocciola deciso tutti i suoi pensieri e in quel momento la mia paura si dipana appena. "Abbi fede."
"Io non credo." gli rispondo "e nemmeno tu."
"Touché."
Torno a rilassarmi di fronte al fuoco, con una vena in più di ottimismo. Sono tutte cose a cui non avevo pensato e improvvisamente il pensiero di stare lì, in quella casa che avevo sempre odiato, mi sembrava la scelta più giusta. In fondo, eravamo riusciti a stare stabili nello stesso posto sin da quando la Gialla aveva iniziato a imperversare, complici il freddo e l'isolazione, non tutti avevano potuto vantare un lusso simile. So in che in ogni caso il mio ragazzo non è per niente d'accordo con me a rimanere fermi nello stesso posto. Prima o poi le risorse finiranno e dovremo spingerci sempre più in là per trovare qualcosa.
Hush torna al suo videogioco e io con i piedi davanti alla stufa, in cui tiro dentro un ciocco di legno. Penso, continuamente,

Tu che leggi, credimi: ho ancora paura.

queenseptienna: (Ansia)

7 dicembre 2015

Regola numero uno di quando si scende dal bricco: che a farlo siano solo persone in grado.
E fidatevi se vi dico che quasi nessuno di noi, tranne i più giovani, è capace di farlo. Quei giovani di solito siamo sempre io e Hush, un po' perché col tempo abbiamo imparato a pensare di più al nostro fisico come l'unica cosa in grado di tirarci fuori dalla merda in caso di bisogno, un po' perché nonostante tutti abbiano imparato a sparare, è meglio che suo padre stia alla casa a controllare che non si facciano del male. Quando si è in così tanti, conoscendo i limiti di ognuno, non è tanto la minaccia esterna a far paura tanto quanto le cretinate che ognuno può mettere in moto.
Dobbiamo andare a cercare qualche casa in cui arraffare un po' di materiale di consumo e immediatamente definisco il piano.
A differenza dei miei genitori che per trentotto anni sono venuti qui solo in vacanza, conservando tutta la loro patina da milanesi, io qui ci ho vissuto per diversi anni (ma questa è una storia che non mi va di raccontare) e so muovermi sia sulla strada che nei boschi. Andare per funghi alle volte aiuta.
Mio fratello è inutile in queste sortite: non lo dico con un particolare senso di cattiveria, ma è stupido. Anche se ha quasi quarant'anni non ha quella prontezza di spirito che sa fargli misurare i pericoli. Meglio che stia a casa, a tagliare legna e a proteggere mamma e papà. Soprattutto è bene che badi a Monica, la sua compagna, che per farle imparare qualcosa di pratico ci è voluta una vita.
Così io e Hush prepariamo gli zaini e prendiamo i soli mezzi che abbiamo deciso di usare qui: le mountain bike, ma c'è più di un metro di neve e ci tocca andare a piedi. La macchina la teniamo in cortile con il muso rivolto verso il cancello, piena di gas e benzina, pronta a essere usata in caso di emergenza. Per ora l'abbiamo usata pochissime volte e solo quando eravamo davvero sicuri di avere la necessità di fare lunghe distanze. L'ultima nevicata ha praticamente ricoperto ogni cosa e chissà quando si scioglierà, per cui ci incamminiamo.
Partiamo per la prima abitazione a distanza utile, che si trova a più di cinque chilometri da qui e sarà veramente dura. Non mi ricordo di chi sia, ma quasi sicuramente sono parenti di mio padre e spero per loro che non siano troppo gialli da farsi ammazzare.

Mi ricordo quando ho fatto fuori il mio primo giallo: è stato un anno fa, giù nella cittadina a valle. Giravo armata solo di un coltello, anzi più di uno visto che ne ho sempre fatto collezione, alla ricerca di cibo extra da riportare a casa. Ho sempre cercato di evitare la carne in scatola, primo perché mi ha sempre fatto schifo, secondo perché non sono un'idiota, so che sarebbe la prima cosa in cui germi e batteri andrebbero a infilarsi. Volete che non lo faccia un prione di merda?
Quello che però cercavo non era cibo inscatolato (il prato sopra casa lo abbiamo ben presto trasformato in un orto), ma cose come farina o latte a lunga conservazione. Olio magari, tutto ciò che potesse durare a lungo andava bene e per farlo volevo iniziare con la periferia per evitare il più possibile contatti, con infetti o meno.
Hush parcheggia l'Ape che abbiamo preso in prestito nel paese precedente e la parcheggia dal fornaio in Corso Italia. In giro non c'è nessuno e decidiamo di entrare, ignorando il brivido che mi sale alla nuca.
Ecco, cazzo. Devo imparare a dare più retta ai segnali del mio corpo.
Sta di fatto che entriamo e c'è una Gialla, la commessa. Sta dietro al bancone, mezza morta, probabilmente per inedia. In un posto popolato da gente di mezza età e famoso per la quantità di case di riposo, se fossi Gialla probabilmente mi direi sfigata (ed ecco svelato anche uno dei motivi per cui ho obbligato tutti a venire qui).
Non appena Hush la vede le tira un calcio dritto alla mascella e io, senza nemmeno pensarci, mi avvicino e le pianto il coltello nel cranio. Va giù come il burro. La Gialla smette di muoversi e io non ho nemmeno vomitato. Hush ha girato la testa dall'altra parte, disgustato.
Tutto questo mi ha reso così insensibile...

Cammino veloce e mi levo il pensiero dalla testa.
Non sempre sono stata così. C'è stato un periodo, prima di andare a lavorare, in cui sono stata una ragazza impressionabile e paurosa di tutto. Poi è arrivata l'età adulta e con sé i lavori di merda sporchi e degradanti. Lo sono diventata, complice anche le esperienze di vita e l'avvento del prione di Lee-Chang è stata una signora esperienza.
"La casa è questa?" mi chiede strappandomi dai miei pensieri. Rallento e fisso l'abitazione: è vecchia e decadente, come tutto qui in giro, ma sono pronta a scommettere un turno di guardia che la troveremo piena di roba. Qui i vecchi sono sempre stati pronti a tutto. Hanno fatto la Guerra, mica cazzi. Annuisco.
Lasciamo fuori le bici ed entriamo spingendo la porta. E' chiusa da un chiavistello interno, una sorta di gancio, mi basta usare un bastoncino e farlo passare tra i due battenti per tirarlo su.
Dentro c'è puzza di chiuso e di morte, qualcuno ci è crepato lì dentro.
Perlustriamo la casa, sono quattro stanze, niente di che, all'interno di quella da letto ci troviamo il morto. Come avevo pensato è un parente di mio padre, sono così stronza che nemmeno mi ricordo come si chiama. Hush intanto si assicura che sia decisamente morto e non assisto mentre lo fa. Alle volte penso che gli piaccia. Torno in cucina e apro gli armadietti, prendendo tutto quello che mi pare utile, evitando la carne inscatolata. Riempio il mio zaino e poi Hush torna a fare lo stesso con il suo, pulendo il coltello in uno straccio.
"Sai, pensavo a una cosa." inizia a dirmi e so che sarà una di quelle nostre discussioni ciniche che tenevamo anche prima del Lee-Chang. Capisco che è quel genere di discussioni a cui sarò d'accordo. "Secondo te, cosa dovremmo fare se uno dei due si infettasse?"
Lo guardo, abbozzando un sorriso. "Che domande: legami da qualche parte, che possa crepare in pace."
Lui annuisce, la pensa come me. Una sorta di patto tra di noi. Abbiamo sempre avuto strane fobie, io del fuoco, dei cani e dello Slenderman, lui degli specchi, ma se c'è una cosa su cui entrambi siamo sempre stati d'accordo sull'aver paura è quella di morire.
Torniamo a casa.


queenseptienna: (The Walking Dead - Rick - WTF?)

E' con infinito piacere che comunico l'avvento non di uno, ma di ben quattro nuovi scrittori che hanno seguito l'esempio e si sono fatti trascinare nella bella avventura che è il Survival Blog.

Ecco i link ai loro lavori:
  1. Hush - LINK
  2. [livejournal.com profile] manubibi - LINK
  3. [livejournal.com profile] mooneyopenmind - LINK
  4. Narratore  - LINK
  5. Michele - LINK
Naturalmente siete tutti invitati a leggerli e a commentarli!

Il mio appuntamento per il secondo episodio del mio SB è domattina alle ore 10 spaccate, qui sul blog, non mancate ^_^

queenseptienna: (Watchmen - Ozymandias)
CREDERCI TI SALVA LA VITA


Ci sono un paio di cose sul mio Survival Blog che non vi ho detto.
Oltre a essere una maniera per sbloccare il mio estro creativo (sono in writer's block da... un anno?), vuole essere un esperimento di Surviving indicato dal libro che vedete nella foto. Si intitola Surviving - Istruzioni di sopravvivenza individuale e di gruppo di Enzo Maolucci e Alberto Salza, Hoepli.
Questo pratico manualetto che conta 225 pagine (ridotte, molto ridotte) e costa la piombata di 20 euro, è una di quelle cose interessanti che mi è capitata nella vita grazie ad Alexia Bianchini, la mia editor e socia. Comprato su suo suggerimento per informarci sull'argomento l'anno scorso (la banale realtà è che volevamo scrivere un racconto che parlasse dell'argomento, ma ci siamo rese conto di quanto le nostre competenze tecniche in materia fossero labili e poco applicabili), è ben presto diventato un mio piccolo fetish.
Lo rileggo spesso, non me ne separo mai (la borsa può pesarmi anche 10 kg, ma non se ne parla di separarci) ed è una miniera di consigli utili.
Uno di questi è appunto quello di immaginarsi in un disastro e prendere le relative decisioni tenendo un diario: io lo sto facendo con il Survival Blog. unendo così passione (per la narrativa, l'iniziativa in sé, l'argomento) con qualcosa che un giorno potrebbe venirmi utile.
A prescindere quindi dal Survival Blog (esercizio che si applica perfettamente comunque), consiglio l'acquisto di questo libro primo per imparare cose che magari non si sanno (come dico sempre, chi vive in una grande città sarà il primo a crepare in caso di emergenza), secondo per acquisire una sensibilità critica nel vedere il mondo attorno a sé non come un parco giochi a sfruttare, ma qualcosa che può esserci d'aiuto nel caso di... una Pandemia Gialla.

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News: abbiamo un nuovo survivalista! E' proprio Hush, il mio ragazzo, che ha aperto un blog per l'occasione, narrando però un percorso di sopravvivenza totalmente differente dal mio.
Un'altra persona che mi ha detto di voler cominciare un SB è [livejournal.com profile] manubibi, che spero confermi XD


queenseptienna: (The Walking Dead - Rick - WTF?)

1 dicembre 2015

Sapete cosa c'è che mi fa più ridere, a parte il fatto di essere ancora viva? Che il mio ultimo post su blog risale alla fine del 2012 e parla di make up.
No davvero Daniela, brava, clap clap.
Cristo, alle volte mi sento così stupida. Poi grazie al cielo mi passa e torno a pensare alla mia sopravvivenza.
Da quando tutta questa storia dei Gialli è iniziata, l'ultima cosa che mi è passata per la mente è stata quella di cercare un computer. Non credevo fosse possibile, ma per assurdo internet è una delle poche cose che ha tenuto e ora mi ritrovo qui, davanti alla luce tremolante di uno schermo ad aggiornarmi su quello che è accaduto nel resto del pianeta.
Mi fa fottutamente ridere che livejournal si regge su server russi, che sono stati i primi a chiudere i battenti, ma a quanto pare quello su cui sono io resiste ancora alla fine del mondo.
Alcuni, come me, hanno avuto l'idea di trovare una connessione (non appena è stata diramata la notizia del morbo, la prima cosa che ho fatto è stata quella di rendere libera la mia rete wi-fi) e di raccontare passo passo quello che sta loro accadendo. Alcuni post sono vecchi e le notizie frammentarie, ma le sto lentamente recuperando.
Per chi leggerà queste parole, prima o poi, un messaggio: diffidate dai buoni consigli, soprattutto se arrivano dal Ministero.

Per me tutta questa storia è iniziata nel 2011, quando sono state diramate le prime notizie della diffusione del prione di Lee-Chang, che in pratica non è altro quello che ha fatto diventare la gente dei mostri ematofagi itterici affamati di carne umana. Ho sempre affermato che avrei voluto esserci in un'apocalisse zombie, ma cazzo, di zombie, non di appestati in grado di infettarti sputandoti in faccia.
I gialli sono vivi, sono intelligenti, sono persone. Per questo ho sempre preferito gli zombie.

Ma sto divagando. Io, i miei genitori e mio fratello maggiore Davide con la sua fidanzata Monica abbiamo abbandonato Milano nello stesso istante in cui è stata data notizia della Gialla in Corea. Forse è stata la mia infinita fissa per morti e apocalissi a salvarci la vita e sono momenti in cui ringrazio davvero di non essere un'illetterata ignorante come... lasciamo perdere.
Ci siamo trasferiti nella nostra casa di montagna, come ama chiamarla mia madre, in realtà è una bicocca in mezzo ai boschi del Monferrato, ma abbastanza in alto da essere pressoché disabitata nell'arco di 10 km.
Dal 2011 fino al 2012 abbiamo avuto abbastanza tempo per rinforzare la nostra abitazione, riempirla di cibo e aspettare che finisse. Papà ha anche fatto finalmente installare una linea telefonica alla parabola satellitare e il nostro wi-fi continua a funzionare perfettamente, per cui siamo riusciti a tenerci tutti aggiornati su ciò che stava accadendo.
Altri non sono stati così fortunati, purtroppo. Non ho più notizie dei miei colleghi di Scrittevolmente da mesi, non so come se la stiano cavando, spero siano vivi.
Le uniche persone con cui ho ancora rapporti sono Aru che è tornato in Sardegna, ma da come leggo quel che racconta Gianluca, tanto bene non deve andare. L'altro è Hush, il mio fidanzato, che ho convinto a venire qui nella nostra casa di montagna insieme ai suoi quando le cose sono andate totalmente in vacca (suo padre è un appassionato di caccia. Capite che una rastrelliera di fucili è una di quelle cose difficili da ignorare).
Siamo un sacco di gente qua dentro, ma la casa è grande e le risorse non ci mancano. Il territorio è dalla nostra parte e lo conosco come le mie tasche. Inoltre è pressoché disabitato e spesso freddo, cosa che limita di parecchio i movimenti di quei fottuti Gialli.

...vi sono sembrata ottimista? Sì? Beh, peccato, perché io non lo sono. So già come andrà a finire questa storia e sicuramente non bene.
Credete che sia facile per me, OSS, dover insegnare principi di pronto soccorso a tutti? O prendere ogni giorno lezioni su come si monta, smonta e ricarica un fucile da caccia ben sapendo che non ci sono armerie fino a Genova o Alessandria? Oppure sorridere a cena, quando i nostri genitori parlano di come potremmo sopravvivere per anni in quelle condizioni (dopotutto in quella casa i nostri nonni ci hanno passato incolumi la Seconda Guerra Mondiale) e io e Hush ci guardiamo, ben sapendo che non andrà così?
Se c'è una cosa che abbiamo imparato, da bravi appassionati di zombie e apocalissi, è che non c'è mai una fine e qui, nella realtà, le cose se possono andranno ancora peggio.

queenseptienna: (The Walking Dead - Promo)
Ne ho già parlato nei giorni scorsi del Survival Blog, il progetto di scrittura "social" a tema pandemico creato ben due anni fa (e plagiato, ma vabbé XD) da [livejournal.com profile] mcnab75 che ha dato vita a splendidi Spin Off che mi sono letteralmente divorata. Il SB è ben lungi dall'essere morto ed è ancora vivo e vegeto, come dimostra ciò che sto per fare.


Terrò un blog sulla mia avventura nel 2015 su un pianeta Terra spazzato via dall'epidemia Gialla. Protagonista sarò io e quel che resterà della mia famiglia in seguito alla diffusione di un morbo detto di Lee-Chang che trasforma la gente in pazzi furiosi ematofagi e itterici (da qui detti Gialli). Non zombie, ma gente perfettamente viva.

Quello che vorrei principalmente sarebbe estendere il virus del Survival Blog ai miei amici appassionati di horror (TIPO LA [livejournal.com profile] manubibi), in modo da contribuire ad arricchire questo splendido progetto scrittevole ^_^
I commenti alle mie "avventure" sono dunque bene accetti e se sono fatti anche calandosi nella parte renderanno ancora meglio!

I post saranno pubblicati online qui sul mio blog e non sul mio solito archivio di fanfiction. Prevedo che la mia avventura non sarà più lunga di 5/6 post, ma potrei sorprendermi. Il tutto poi verrà ripubblicato gratuitamente sotto forma di ebook.

Il mio Survival Blog partirà il 1 settembre.
Sotto cut le info sulla pandemia gialla, tratti dalla pagina del progetto. Leggeteli, per essere al passo su ciò che viene raccontato!

Guida alla Pandemia Gialla (versione 2.0) )


Morbo indotto dal Prione Lee-Chang )

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