Jul. 20th, 2013

queenseptienna: (Jonh Doe)
Mettiamo subito in chiaro una cosa che se no mi linciano: io il libro non l'ho letto (sì, è un grande classico zombesco, sì, ce l'ho sulla lista delle cose da leggere quando la pigna di Scritty si esaurirà o le darò fuoco). Per cui mi rifaccio a quello che mi ha detto Hush.


Partiamo col dire che questo film lo attendevo da parecchio, un po' per la nomea, un po' per il cast, un po' per la musica, un po' perché le maree di zombie e le arrampicate sono fottutamente spettacolari.
Però non mi ha coinvolta sin da subito. L'inizio è un po' lento, almeno per me, il che mi ha fatto guardare metà del film con un occhio sullo schermo e uno sull'iPad e alla mia partita a Blockheads.
Mi sono rianimata nel momento in cui il buon Brad viene spedito in Israele, gente pratica a costruire muri, i bergamaschi del medioriente. Infatti, con una spiegazione abbastanza MEH, ci viene spiegato che nel giro di un mese PRIMA dell'epidemia zombie qualcuno ha finalmente preso coscienza di aver guardato quei benedetti film sugli zombie che esistono dappertutto meno che nei film sugli zombie (e che è anche uno dei motivi dell'alto tasso di mortalità di questi film) e decide di erigere un mega muro che avrebbe fatto tremare le vene nei polsi al più scafato imprenditore comasco. Tutto intorno a Gerusalemme, gli altri che si arrangino.
Brad allora ci mostra la popolazione sana fatta confluire all'interno. Il muro è così alto che è impossibile pensare che qualcuno riesca a buttarlo giù. Mentre Brad parla con il suo interlocutore israelita, sullo sfondo un gruppo di manifestanti protesta presumo per la creazione del muro (come dicevo prima, in Israele i muri crescono come funghi, ma non è che siano ben visti), facendo un chiasso della malora. Brad si sveglia quel tanto da ricordarsi che il rumore attira gli zombie come api al miele e che forse è il caso di far tacere tutti.
Di seguito l'immagine della scena più figa un assoluto: una marea umana di zombie corridori che si ammassano l'uno sull'altro formando letteralmente in pochi secondi una scala di corpi che come un'onda oltrepassa e rende del tutto inutile il muro.


Però siete imbecilli.
Nel film viene detto tipo millemila volte che sti benedetti (si fa per dire) zombie sono attratti dal rumore (perché se di Max Brooks avete letto la guida per sopravvivere agli zombie, allora si presuppone che sappiate che probabilmente l'udito, dopo l'olfatto, è l'unico senso degno di questo nome rimasto a uno zombie). Possibile che nessuno spari a quel branco di imbecilli urlanti per farli tacere? Israele, hai ammazzato gente per molto meno nella realtà, un paio di soldati che infilasse un calzino in bocca ai manifestanti potevi sprecarli.


Passiamo invece alla parte del film che più mi è piaciuta in assoluto. Il buon Brad casca con l'aereo e insieme alla soldatessa in moncherino si trascina fino ad arrivare al centro dell'OMS, dove il direttore è niente meno che - sorpresa sorpresa - quella benedizione in terra che è Pierfrancesco Favino (attore da me già apprezzato in passato per film come A.C.A.B. - All Cops Are Bastards, tanto per citarne uno).

La parte nei laboratori l'ho adorata, davvero. Reduce da film imbecilli come Resident Evil, dove le scene nei laboratori sono altrettanto imbecilli, il trio Pitt/Favino/Soldatessa senza nome è davvero azzeccato, si muovono nella maniera corretta e soprattutto fanno le cose giuste.


Tutto poi viaggia verso il finale, che non spoilero, ma che ben rende l'idea di come curare l'epidemia zombie, grazie allo stratagemma delle malattie.

Insomma, è da vedere.


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