queenseptienna: (Watchmen - Il comico)
[personal profile] queenseptienna
Titolo: Il ginepro
Rating: PG15
Fandom: Originale
Trama: I fantasmi ci circondano, ma dobbiamo avere paura di loro o di chi ci vive accanto?
La morte non è la fine...

Mia madre mi ammazzò.
Mio padre mi mangiò.
Mia sorella Milena le mie ossa tutte raduna.
Nella seta le ha legate,
sotto il ginepro le ha celate.



La teiera borbotta senza pace sulla stufa, l’acqua ribolle al suo interno producendo suoni sordi che però rimbombano nella stanza. Piccole volute di vapore bianco escono dal beccuccio, sembrano fantasmi nella penombra delle cinque del pomeriggio. Oggi la sera è arrivata prima e mi fa sempre più paura.
Sono entrata in punta di piedi, la stanza era deserta e immediatamente uno stato d’ansia mi ha assalita. Cammino piano, come se dovessi passeggiare su dei gusci di uova rotte e non dovessi fare il minimo rumore, ma la realtà è che qualcosa mi fissa e io non so cosa, perché la cucina è vuota. Ci sono solo io.
Ci sono solo io e l’unica cosa razionale che riesco a pensare è che devo nascondermi a tutti i costi, così mi accuccio sotto a un tavolinetto basso posto vicino alla credenza. Qui nessuno mi troverà.
Qualcosa si muove sopra la mia testa, lo sento nelle ossa. Qualunque cosa sia si muove sulle mensole e mi rendo conto che non è uno solo, sono più di uno. Spiriti.
Quei fantasmi mi guardano, vagano fra i barattoli impolverati di marmellata e fanno un giro fra quelli delle spezie. Sembrano voltarsi verso di me e deridermi, provocando in me la paura di essere scoperta dalla governante e tirata fuori di peso dal mio nascondiglio. Però l’aroma dei biscotti infornati era troppo forte per resistervi.
Non sono mai scesa in cucina. Non dovrei essere qui per nessuna ragione al mondo. Continuò a ripetermelo come un mantra mentre mi stringo le ginocchia al petto e ci strofino sopra il naso. Le trecce mi cadono davanti e so di assomigliare sempre di più a una bambola di pezza con le ginocchia sbucciate; ho giocato nel giardino che costeggia il cimitero di famiglia. Un taglio me lo sono fatto giocando su una tomba.
Otto tentacoli viscidi e un po’ grassocci scivolano sul pavimento in pietra della stanza, appartengono proprio alla signorina Rottingale, governante, mai stata sposata ma con una grande conoscenza del mondo infantile e una sottile predisposizione a usare il frustino sui piccoli abitanti delle case in cui lavorava e questa non sfugge certo alla regola. Ho avuto più volte modo di assaggiare sulle mani e sulle natiche le sferzate punitive con la quale mi impone di rigare dritto.
La odio.
La ascolto mentre sussurra a una cameriera qualcosa in merito alla “notte dei morti”, che si terrà proprio questa sera. Ha sentito dire giù in paese che quei nuovi signori provenienti dall’America, quelli che si sono sistemati nella decrepita tenuta dei vecchi Reeds, morti da un paio d’anni senza eredi, abbiano circondato lo steccato di enormi zucche intagliate con facce orrende. Secondo la cameriera sono tutte mostruosità e stregonerie, ma la signorina Rottingale ribatte che alcune voci dicano che tengano lontano i morti, anche se sono orribili. Lo dice con quell’aria arcigna e saccente, mentre i tentacoli che spuntano da sotto la gonna fremono mentre pensa chissà cosa. Proprio lei che è una mutante parla di orrori?
Io le ho viste quelle zucche, gli occhi cattivi ti scrutano da distante, mentre dalle bocche ghignanti ti aspetti che spunti fuori un fantasma e che ti passi attraverso. Anche in quel caso non sarei dovuta essere lì, ma l’arancione vivido mi aveva attirata come una falena alla luce.
La governante si domanda se non sia il caso di far intagliare qualche zucca anche per noi, ma la serva sembra più terrorizzata alla sola idea, si fa il segno della croce e la Rottingale la rispedisce ai suoi doveri. La donna fugge afferrando un vassoio e risalendo le scale in tutta fretta. Sono più che certa che quando parlava di mostruosità si riferiva proprio alla signorina Rottingale e alle sue oscene estremità viscide e mollicce.
A questo punto dovrei uscire, ma qualcosa, una mano fredda e impalpabile, si posa su uno delle mie braccia e stringe, e una voce mi sussurra all’orecchio “Stasera.”
Urlo spaventata e rotolo fuori dal mio nascondiglio, proprio davanti ai viscidi, grassi e disgustosi tentacoli della donna che detesto e che non vede l’ora di trovare qualcosa per cui punirmi.
Un ghigno si dipinge sul suo volto pallido e il frustino rotea rapido nella sua mano. Non posso nemmeno giustificarmi e dire che c’era qualcosa là dietro con me, perché so già che con me non c’era nessuno.
Lo sapevo che non sarei dovuta scendere in cucina.



La sera dei morti ci si veste tutti di nero, ci si siede tutti insieme nel salottino giallo di mia madre e sempre tutti insieme si prega. Si intonano rosari e altre stupidaggini in memoria del mio povero fratello Charles, morto quando io avevo sei anni o poco più. È una pratica che disprezzo. So bene che tutto questo non serve a nulla, ma a quanto pare alla mia allegra famiglia piace pensare che riunirci qui a biascicare parole vuote possa essere di qualche conforto a mio fratello Charles. Probabilmente se ne fregherebbe altamente se fosse vivo.

Ave Maria, gratia plena,
Dominus tecum,
benedicta tu in mulieribus,
et benedictus fructus ventris tui, Iesus.
Sancta Maria, mater Dei,
ora pro nobis peccatoribus, nunc et in hora mortis nostrae.
Amen.


Alzo lo sguardo verso mia sorella Milena, sempre più pallida e smunta sotto il velo di pizzo nerastro e impolverato che le ricopre il viso allungato, ogni volta mi ricorda quello di un cavallo. Tutto di lei sembra polveroso e vecchio, la sua sola presenza è stantia.
È talmente brutta che nessuno la vuole in sposa, nemmeno i soldi di mio padre riescono a fare gola a qualche nobiluomo. Chiunque andrebbe bene, ma a chiunque non andrebbe bene la brutta faccia di Milena e il suo apparato meccanico, reso necessario dopo un incidente avvenuto subito dopo la morte di Charles. Inoltre è di pessimo carattere, dicono, così riservata, sembra quasi nasconda sempre qualcosa.
Le dita di mia madre artigliano senza pietà alcuna la pelle di uno dei miei fianchi, riportandomi alla realtà: non si fissano in faccia le persone con insistenza.
Educazione e disciplina, innanzi tutto.
Mamma è sempre stata molto decisa su questo punto, non desidera certo che le sue dolci figliole crescano come cani randagi, nossignore, non se ne parla. Visto che la Madre Natura è stata inclemente sul suo aspetto fisico e quello della sua progenie, quanto meno sarebbe utile che sia io che Milena diventassimo abbastanza compite e rigorose da aspirare a un qualche ruolo di governante presso facoltosi signorotti in città, ma sono sicura che se potesse ci ammazzerebbe entrambe. Ha le dita come aculei, nostra madre, potrebbero strappare tranquillamente le carni di un uomo e ucciderlo.
Un altro pizzicotto riporta il mio sguardo sul rosario che stringo inutilmente fra le mani, continuando a pronunciare parole incomprensibili per un fratello che ho tanto amato, ma che francamente non sentirebbe la necessità di tutto questo. Le sfere di legno del monile mi scivolano fra le dita, ne conto una alla volta mentre le parole untuose dell’Ave Maria si fanno spazio nella stanza e mi fanno mancare il fiato.

Ave Maria, gratia plena,
Dominus tecum,
benedicta tu in mulieribus,
et benedictus fructus ventris tui, Iesus.
Sancta Maria, mater Dei,
ora pro nobis peccatoribus, nunc et in hora mortis nostrae.
Amen.


Non resisto molto e la mia attenzione questa volta è tutta per mio padre: il suo sguardo vacuo mi ha sempre ricordato i suini che grufolano nel cortile dietro alla casa. Stessa espressione, stesso aspetto, stesso modo di entrare nelle stanze, stesso modo di mangiare.
Non è mai stato un uomo caloroso o espansivo, nossignore. Passa la maggior parte del tempo ad andare avanti e indietro dalla città e quando è qui per la maggior parte del tempo è ubriaco. Dev’essere senz’altro la presenza di mia madre. Ora posso sentire la puzza del suo fiato fino a qui; mi dà il voltastomaco.
Li odio tutti.
Finite le preghiere dovremmo raccogliere elegantemente le nostre nere vesti e ritirarci per la notte, ma sento l’impellente necessità di dire qualcosa. Sarà forse che il viso di Charles, perfettamente riprodotto su un disco di porcellana messo sopra al tavolino al centro della sala, mi fissa e ride di me. Ride, lo giuro! Perché nessuno lo vede?
È lì, con le spalle scosse dall’ilarità e il suo sorriso è crudele e rassicurante al tempo stesso. Mi dà l’impulso di ridere con lui, ma non devo, non posso.

Ave Maria, gratia plena,
Dominus tecum,
benedicta tu in mulieribus,
et benedictus fructus ventris tui, Iesus.
Sancta Maria, mater Dei,
ora pro nobis peccatoribus, nunc et in hora mortis nostrae.
Amen.


“E se andassimo a trovare Charles?” mi scappa dalle labbra e mi copro la bocca con entrambe le mani. Ho gli occhi sgranati da una misteriosa angoscia.
Si voltano su di me come se avessi pronunciato una bestemmia al contrario, ma stranamente sono tutti d’accordo.
Ma perché nessuno lo vede?


La tomba di mio fratello si trova in un angolo appartato del cimitero di famiglia. Il buio e la fioca fiamma della lanterna portata da mio padre non aiutano la vista, ma è impossibile non notare la lastra di pietra sulla quale è abbarbicata una pianta di ginepro. Le tre ombre mostruose che si allungano su di essa, ricoprendo la mia, si mischiano fin troppo bene con il resto della notte.
Sono i miei genitori e mia sorella, lo so.
Per questo mi fanno paura, mentre inserisco la chiave nella porta di vetro nella tomba di famiglia e vedo riflesso il rosso accecante dei loro occhi.
Ho sempre sospettato che ci fosse qualcosa di strano in loro, qualcosa di oscuro.
Un brivido freddo mi percorre la schiena ed esito nel girare la chiave nella toppa. Riesco ad avvertire il respiro pesante e agitato di Milena alle mie spalle, so che ha paura, me la sento nelle ossa fino al midollo.
Le mie dita indugiano ancora sul metallo della chiave, sto sudando. Alzo di nuovo lo sguardo e gli occhi rossi come le fiamme dei miei genitori sono improvvisamente spariti, come se me li fossi solo immaginati. Può essere?
“Sbrigati!” sibila mia sorella Milena, artigliandomi un braccio con le sue dita secche e uncinate, simili alle zampe di un corvo o di un rapace. Mani sgraziate le sue, prive di qualsiasi eleganza o talento, che si tratti di dipingere acquerelli o suonare il pianoforte o persino ricamare. Le sue dita sono sempre piene di sangue dopo che ha preso in mano il tombolo.
Abbasso lo sguardo su quell’artiglio che si flette e si chiude con forza sul mio polso e a quel punto sono obbligata a girare la chiave e lasciare che la porta si apra.
Il battente cigola sinistro sui cardini non oliati. Mi limito a dargli un colpetto con la punta di un piede per far sì che si apra da solo e sbatta con fragore contro il muro della cripta. Solo a quel punto Milena sussulta e mi lascia andare, quasi scottassi o fossi infetta.
Faccio qualche passo avanti nella cripta e mi ritrovo circondata dalle lapidi dei miei antenati, i cui ritratti di porcellana sembrano fissarmi con astio e disapprovazione. Sono quello che avrebbero voluto che fossi? O non sono altro che un tragico scherzo della natura?
Distolgo lo sguardo, infastidita. Mi sento osservata e per ingannare questa sensazione mi avvicino alla tomba più recente, quella di mio fratello. Charles. Nonostante qui dentro ci sia solo marmo e pietra, dei ciuffi d’erba spuntano dalle crepe e mi inginocchio per strapparli via.
Nel frattempo Milena inizia a borbottare ad alta voce qualche preghiera. Il tempo di darle un’occhiata di sfuggita e fra le sue mani appare il rosario che aveva usato in casa, insieme a un lungo nastro rosso.
Rosso.
Rosso come la luce negli occhi dei miei genitori.

Sai Charles, non avrei mai pensato che tu fossi un tipo che amasse la compagnia, mi sei sempre sembrato un ragazzo silenzioso e amante della lettura. Non saprei definirlo con precisione, visto che sei morto quando avevo solo sei anni, ma mi sei sempre piaciuto.
Come dici? La solitudine è pesante? Lo so, lo so bene.
So anche che la morte è abbastanza indolore, se non stai troppo a pensarci. Mamma ci ha messo poco a dilaniarmi con le sue unghie appuntite, papà ci ha messo ancora meno a strapparmi le carni dal corpo e mangiarmi con ingordigia. Mi dispiace per Milena, che ha dovuto nascondere tutto il loro brutto lavoro, non è mai bello dover essere al servigio di tali demoni. Diavoli mostruosi che si nascondono sotto gli abiti eleganti di nobiluomini di campagna.
Sai Charles, Miss Rottingale aveva ragione a voler mettere delle zucche intagliate vicino al nostro steccato, tengono lontani i mostri. Invece ora le nostre ossa sono legate da nastri di seta e seppellite sotto terra, ma non si è mai detto che le zucche tengano lontane noi fantasmi.
Povera Milena, non sa che incubi l’aspettano.
Oggi è la notte dei Morti. Moriranno tutti.



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