Facebook è un luogo ameno.
Pieno di professori, amici, ex compagni di classe, professionisti, semplici utOnti, disadattati, attention whore, blogger, primedonne e soprattutto scrittori, come tutti i social network contiene le più svariate tipologie di persone. Così come Twitter o Tumbrl.
Un'allegra sarabanda di persone che lo sanno usare al 10% e spesso di quel 10, l'11% del tempo lo usano male.
Applicato all'editoria poi è un delirio, perché si va a mescolare la miscela esplosiva editori + scrittori + blogger (io che sono la miscela di tutte e tre sono una mina vagante, da quel che mi dicono), che all'apparenza può sembrare non troppo pericolosa, ma in realtà nasconde parecchie insidie.
Punto primo: l'editore è poco presente. Grandi CE hanno solo pagine Facebook, mentre i piccoli editori spesso sono incapaci a distinguere il proprio profilo personale da quello lavorativo (che è una cosa di cui vengo spesso accusata, ma fino a prova contraria i cazzi miei li scrivo sulla mia bacheca, non su quelle delle mie attività lavorative, ma ovviamente discernere non è una qualità di questo mondo).Punto secondo: gli scrittori sono fin troppo presenti. Primedonne abituate a parlare nient'altro che delle loro produzioni, fracassano i coglioni al loro prossimo con i loro fantasy da due soldi oppure lanciano invettive agli editori con fare sibillino per raccogliere favore popolare senza dare spiegazioni (sì, è una frecciata, ma io sono una brutta persona).
Quelli di cui invece vorresti avere notizie delle uscite non spammano niente se non nel giorno di pubblicazione, momento in cui pubblicheranno per la prima e ultima volta la cover del loro lavoro e buonanotte al secchio.
Punto terzo: i blogger letterari (o comunque culturali). Non dovrei parlare male della mia categoria primaria, ma in questi giorni ringrazio davvero Cthulhu che Scrittevolmente sia un gruppo così chiuso ed elitario che manco le cannonate mi convincerebbero a far entrare altre persone al di fuori della mia cricca (definizioni da parte di un collega blogger che stimo molto poco).
Quindi i blogger si dividono in genere in tre categorie: quelli che si fanno i fatti loro (che dio li benedica), quelli che hanno un blog dedicato prettamente al romance e che spammano lo stesso articolo ventordici volte di seguito per ventordici giorni in ventordici gruppi dedicati (a cui si sono premurosamente ricordarti di iscriverti in modo che tu riceva ventordici notifiche in un colpo solo). Questa categoria è altresì da me etichettata come mendicante, ovvero passa il tempo appresso ai grandi editori elemosinando libri e se sei un piccolo editore che glieli mandi volontariamente devi pure essere grato se ti cagano.
Poi c'è la terza categoria, quella che mi fa rantare oltre ogni dire perché racchiude gli ormai arcinoti nemici della sottoscritta, ovvero i sinistronzi radical chic che tra una recensione (spesso anche gradevole) di un libro o un film, ci infilano anche post con lezioni di vita (o lezioni di scrittura a dir poco esilaranti) o delle loro produzioni artistiche in rigoroso formato ebook perché l'ebook è il libro del futuro. Hipster che rigorosamente si autopubblicano perché "l'editoria è un mondo malvagio", quando la semplice realtà è che nessuna casa editrice li ha mai cagati o se lo ha fatto si sono presto resi conto che non sarebbero diventati abbastanza ricchi da mantenersi l'iPhone.
Ora che le ho suonate a tutti, perché sento già l'odore delle code di paglia che prendono fuoco e si ergono a strenui difensori della propria attività, vorrei specificare questa cosa: io non sono vostra amica. Il fatto che talvolta apprezzi quello che fate non mi impedisce di detestarvi lo stesso o ritenervi nient'altro che conoscenti. Mi piace il vostro lavoro, è raro che mi piacciate voi.
Gli amici sono altre persone, non certo quelli su Facebook, per cui DISCERNIMENTO gente.
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Tra Natali, onomastici e altre cose... ho gettato un occhio al mio profilo e ho scoperto che DUN DUN DUN oggi è il compleanno di Horseshoes and Heartgrenades, che oltre a essere il titolo di una canzone dei Green Day, è anche il nome definitivo di questo blog.

Siamo qui, per l'ennesima volta, a parlare di libri di carta vs. ebook. L'eterna lotta fra lettori digitali e i cosiddetti "lettori forti" (che non significa che leggono di più, ma che leggono solo su carta).





Dopo questa marea di fuffologia applicata con lode, passiamo a Peter Stothard e alla sua convinzione che i booksblog siano la rovina della società e causa dell'imminente fine del mondo: In
Scrivo sul mio blog personale e non su Scrittevolmente, che poi mi accusano di fare le marchette agli amyketti e non sia mai.
C’erano una volta i concorsi letterari. Quelli a cui inviavi il tuo racconto e venivi selezionato/scartato in base alle effettive capacità con cui scrivi un racconto.